Istruzione

La scuola sostenibile nell'era digitale: a che punto siamo?

Il potere dell’Istruzione

Nelson Mandela, "L'istruzione è l'arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo".

In occasione della giornata internazionale dell’Istruzione, per chi come noi lavora ogni giorno con le scuole, ci sembra interessante fare una riflessione sullo stato attuale dell'istruzione e sulla scuola sostenibile, in profondo cambiamento nell’epoca della digitalizzazione.

Uno dei 17 goals per lo sviluppo sostenibile indicati nell'agenda delle Nazioni Unite è l'istruzione, in quanto ottenere un'istruzione di qualità è indispensabile per creare non solo una scuola sostenibile, ma una società sostenibile.

Oltre a migliorare la qualità della vita, è evidente che l’accesso alla scuola fornisca alle persone gli strumenti necessari per sviluppare soluzioni innovative ai maggiori problemi del mondo.

L’istruzione è importante per formulare e diffondere idee, conoscenze, abilità e valori all'interno delle comunità, dai giovani ai meno giovani, e tra collettività, nazioni e continenti. È proprio questo fermento di idee e abilità, questo virus benefico, che crea l’arma potente in grado di cambiare sistemi di cose e di creare nuove prospettive di crescita e sviluppo.

La realtà mondiale dell’istruzione

Nell'ultimo decennio sono stati compiuti importanti progressi a livello mondiale per garantire un maggiore accesso all’istruzione a tutti i livelli e un aumento dei tassi di iscrizione nelle scuole, in particolare per donne e ragazze. Le competenze di alfabetizzazione di base sono migliorate enormemente, e le nuove tecnologie hanno di sicuro contribuito a fornire strumenti e stimoli nuovi.

Ma è evidente che sono necessari sforzi più audaci per raggiungere gli obiettivi di istruzione universale e di istruzione di qualità necessari per una svolta significativa nello sviluppo di una scuola sostenibile.

Il panorama mondiale oggi infatti ci dice che c’è ancora molta strada da fare.

Oltre 265 milioni di bambini non frequentano la scuola e il 22% di questi è in età scolare. Inoltre, le statistiche ci dicono che anche i ragazzi che hanno accesso all'istruzione hanno gravi lacune nelle competenze di base, come la lettura e la matematica.

La realtà Italiana – i dati OCSE e l’analfabetismo funzionale

In Italia, nonostante i livelli di istruzione della popolazione siano in aumento, restano ancora inferiori a quelli medi europei.

Il risultato delle ultime prove OCSE PISA effettuate sui livelli di competenze in Lettura, Matematica e Scienze di oltre mezzo milione di quindicenni provenienti da 79 diversi Paesi ed economie, tra cui l’Italia, ha evidenziato che in tutti e tre gli ambiti testati durante le prove, la prestazione media dei ragazzi Italiani è stata inferiore, tra gli altri paesi, a quella di Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Svezia e Regno Unito.

La rilevazione ha evidenziato inoltre che in Italia, il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale (persone con la capacità di leggere e scrivere, ma con difficoltà a comprendere testi semplici e senza molte competenze utili nella vita quotidiana).

Il dato è tra i più alti in Europa, nessun’altra nazione, a parte la Turchia (47%), conta così tanti analfabeti funzionali come l’Italia.

La scuola è il luogo in cui l’analfabetismo funzionale si manifesta in modo massiccio e palese. Non stupisce che una delle preoccupazioni più frequenti che i docenti lamentano sia l’impossibilità di portare avanti in maniera adeguata le lezioni proprio per le difficoltà di comprensione che hanno gli alunni.

Le nuove dipendenze: l'invasione tecnologica

All'interno di questo quadro si collocano anche le nuove dipendenze: la tecnologia sta diventando l’unica interfaccia con il mondo dei nostri ragazzi.

I dati OCSE mostrano infatti come sia pervasivo l’utilizzo della tecnologia da parte dei giovani.

Tra il 2012 e il 2018, il tempo medio che i quindicenni in Italia hanno trascorso su Internet, in un tipico giorno feriale, è più che raddoppiato, passando da meno di due ore al giorno a circa quattro ore al giorno (di cui una a scuola) a questo va sommato il tempo che mediamente i ragazzi italiani trascorrono sul cellulare, dalle 7 alle 15 ore! Sempre i dati ci dicono che in media noi picchiettiamo sul nostro smartphone circa 2.600 volte al giorno.

La dipendenza per i nostri ragazzi è tale che abbiamo dovuto creare regolamenti e divieti per l’uso dei cellulari a scuola, che il più delle volte vengono disattesi del tutto o in parte, con conseguenti provvedimenti disciplinari e problemi non indifferenti di privacy e gestione dei rapporti scuola/famiglia.

Cosa accade nel resto del mondo? La Francia, ad esempio, ha vietato l’uso di dispositivi che si connettono come tablet e smartphone, già dal 2018, dalle materne e fino ai licei. E questo accade anche in Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Australia e in alcune scuole della Svizzera.

Non stupisce che oggi i disturbi dell’umore, come gli stati d’ansia e di depressione, non appartengano più solo alla vita adulta, ma si manifestano precocemente sui nostri ragazzi.

Scuola digitale

La disuguaglianza economico-sociale

La rilevazione ha evidenziato anche che molti studenti che hanno ottenuto risultati elevati hanno ambizioni inferiori a quanto ci si aspetterebbe sulla base del loro rendimento scolastico. Soprattutto tra gli studenti con un alto livello di rendimento ma svantaggiati dal punto di vista socio-economico, è basso il proposito di proseguire il percorso formativo scolastico alla fine dell’obbligo.

La possibilità di accedere ai più alti livelli degli studi e di sviluppare pienamente il proprio potenziale sulla base unicamente delle proprie capacità e dei propri sforzi a prescindere dalle condizioni socio-economiche della famiglia d’origine è un obiettivo del sistema d’istruzione nelle moderne società democratiche ed è uno degli indicatori, forse il più importante, che ne definisce il grado di equità.

Il brain drain (la fuga di cervelli)

A questo possiamo aggiungere quanto emerso dall'ultimo rapporto ISTAT sul Paese.

Il saldo migratorio con l’estero degli italiani mostra contestualmente valori negativi, con una perdita netta nell'ordine di 420 mila residenti nello stesso arco temporale. Circa la metà di questa perdita è costituita da giovani dai 20 ai 34 anni e, tra essi, due su tre sono in possesso di un livello di istruzione medio-alto. I principali paesi di destinazione di questo brain drain sono il Regno Unito e la Germania.

L'istruzione in diverse forme e contesti multipli fornisce i mezzi con cui ogni generazione trasmette la sua cultura, scoperte, successi e fallimenti alla successiva. Senza l'educazione intergenerazionale, pochissimo in un contesto umano può essere sostenibile.

Fermare questo fenomeno di fuga di cervelli non è quindi solo una questione di capitale umano e occupazionale, ma anche di istruzione sostenibile.

Un nuovo approccio per il 21° secolo: un modello sano di scuola sostenibile e di digitalizzazione scolastica

La domanda essenziale che dobbiamo porci è questa: come strutturare nuovi ambienti di apprendimento che consentano l'integrazione delle attività di comprensione e studio con i nuovi concetti di sostenibilità, inclusione e digitalizzazione sana?

Istruzione e pedagogia significano idealmente creare le giuste condizioni per consentire a ogni ragazzo di raggiungere il proprio sviluppo personale. Fornire gli strumenti e le indicazioni necessarie perchè ogni individuo si senta incoraggiato a percorrere efficacemente il percorso necessario per sviluppare il proprio potenziale deve essere l’obiettivo principale delle nostre scuole.

Possiamo rappresentare l’istruzione e la pedagogia utilizzando la metafora della coltivazione o del giardinaggio: è indispensabile fornire terreno fertile, condizioni climatiche ideali e irrigazione continua per consentire la crescita individuale e la maturazione dei frutti, senza forzare i tempi della natura e lasciando che ogni seme germogli, rispettandone la specificità e l’unicità. La scuola deve, insieme alle famiglie, prendersi totalmente cura dei processi di crescita dei giovani.

La metodologia frontale, la rigidità di un sistema di apprendimento basato su un ruolo il più delle volte passivo dei ragazzi, non consente il tipo di apprendimento e insegnamento necessario per affrontare le questioni critiche del 21° secolo.

Un sistema di apprendimento basato sull'avere paura degli errori, dell’insegnante o della verifica sommato alla dipendenza dagli strumenti di virtualizzazione del proprio io, produce un cortocircuito.

Dobbiamo pensare a un approccio totalmente diverso, che pone al centro lo studente con le sue capacità specifiche e uniche.

È importante inoltre, trovare il giusto equilibrio nell'uso delle nuove tecnologie, non bandirle ma insegnare ai ragazzi il rapporto con gli strumenti digitali, che se ben utilizzati possono fornire un valido supporto ai docenti per stimolare in modo sano i ragazzi.

Didattica inclusiva, apprendimento allargato, cooperative learning, costruire formule educative innovative basate sulle nuove tecnologie e su progetti collaborativi sono solo alcune delle possibilità da esplorare per cambiare il modo di coltivare al meglio il nostro futuro.

Questa è la scuola che sogniamo insieme ai nostri clienti. Ed è proprio per inseguire questo sogno che ogni giorno cerchiamo di aiutarli a liberarsi dalle incombenze burocratiche e gestionali. Meglio dedicare il tempo ai nostri giovani che alla fatturazione elettronica o alla gestione documentale. 😊

Per approfondire:

https://www.un.org/en/events/educationday/

http://www.indire.it/

https://www.invalsiopen.it/risultati-ocse-pisa-2018/

http://www.apprendimentocooperativo.it

 

 

3 - Scuola digitale: guida alla digitalizzazione

4 - Come sviluppare i soft skill: la creatività

7 - Come sviluppare i soft skill: la creatività 2