Didattica a distanza - un bilancio a fine anno scolastico

DaD - un bilancio a fine anno scolastico

I mille volti della DaD

L’anno scolastico 2019/2020 è finito!

Mai come quest’anno un sospiro di gioia e sollievo si è alzato. Questa volta il giubilo non è solo dei ragazzi ma anche dei genitori e dei docenti!

Un reale bilancio sulla didattica a distanza, subito soprannominata con l’accattivante acronimo di DaD, è veramente difficile da fare. La DaD ha infatti le sembianze di un mostro a più teste.

La prima testa è sorridente, se vediamo il punto di vista delle Istituzioni, la didattica a distanza è un passo avanti concreto che ha dato buoni frutti.

Proprio di questi giorni la dichiarazione di Porro, il vicepresidente e amministratore delegato di Mondadori Libri Spa, durante il quinto Forum Ansa dedicato al futuro del libro: “Immagino – ha detto Porro – che il mondo dell’istruzione subirà un effetto positivo. L’accelerazione di una didattica mista, con un impiego più significativo e continuo dei contenuti digitali, migliorerà la qualità dell’istruzione del nostro Paese”.

Da genitore di una ragazza di 13 anni, leggendo la dichiarazione del Dott. Porro, non ho potuto non sorridere e pensare che forse non ha figli in età scolare.

Se chiedete a molti genitori ed alunni, soprattutto di materne, elementari e medie, troverete la faccia triste del mostro: vi diranno che la DaD, così come è stata ‘gestita’ nel Covid period è stata un totale fallimento.

Infine i docenti, che sono stati letteralmente catapultati in un universo di norme, leggi sulla privacy, e mancate indicazioni da parte del Ministero. C’è stato chi i suoi ragazzi non li ha mai mollati, chi ha deciso che fare video lezione non era obbligatorio e quindi bastava inviare gli esercizi da completare via mail.

Che faccia dare a questa testa? Scegliete voi.

La colpa non è solo del COVID

Sarebbe facile dare la colpa al covid.

Certo questa pandemia ha toccato tutti nel profondo. Ci ha privato di affetti e libertà e ci ha portato restrizioni e paure nuove.

I nostri ragazzi più di tutti hanno sofferto questo spettro privati di una considerevole parte della loro libertà di espressione, di movimento e di socializzazione.

Per quanto riguarda la scuola, la didattica e la formazione, possiamo dire che quello che li ha penalizzati più di tutto è stata la totale impreparazione e incapacità di organizzazione da parte delle istituzioni scolastiche.

I ragazzi, nella loro veste di alunni, hanno passato un’ampia parte di questo lock down completamente abbandonati a sé stessi.

Passata la prima settimana di dormite mattutine e di sensazione di ‘vacanze prolungate’, è arrivata l’ansia di capire come gestire il resto dell’anno scolastico, l’angoscia per gli esami di chi doveva terminare un ciclo o cominciarne uno nuovo.

Per molti ragazzi, per giorni e giorni nessuna notizia, nessun contatto da parte degli insegnanti.

Poi l’iniziativa dei singoli docenti, quelli che non volevano lasciare i ragazzi abbandonati a sé stessi, ha portato alla fase 1: l’organizzazione indipendente gestita dall'iniziativa dei singoli.

Vai allora con l’utilizzo frammentato di almeno 5 o 6 piattaforme diverse: zoom, skype, meet, edmodo, e chi più ne ha più ne metta. Con i genitori a rincorrere installazioni, abilitazioni, mail e crisi di pianto dopo i primi tentativi di non sento, non va la rete, non funziona, non vedo, non riesco.

I nostri ragazzi che tutti chiamano ‘nativi digitali’ in realtà hanno un rapporto molto strano con la tecnologia. Sono abituati ad utilizzare smartphone e non computer. Sono abituati ad utilizzare solo app intuitive e dalle funzionalità limitate ed immediate e non software più complessi. Sono abituati al ‘tempo reale’ e vanno in crisi ad ogni blocco di sistema o di connettività.

Nell'inferno di una pluralità di piattaforme, ognuna con la propria versione e compatibilità con sistema operativo, hardware, supporti, ecc. sono andanti in tilt.

Ma non solo i nostri figli, se pensiamo che ne abbiamo viste di tutte i colori, dagli europarlamentari in mutande agli insegnanti in vestaglia.

L’altra faccia della medaglia è di sicuro la dispersione scolastica. Per molti ragazzi inseriti in contesti problematici è stato troppo semplice poter dire (purtroppo trovando ragione nei fatti) ‘non va la connessione, ci vediamo a settembre, tanto ci promuovono tutti’.

Inoltre pensiamo alle famiglie di ragazzi con disabilità, ancora una volta penalizzati più di tutti.

Benvenuti nel Paese del Digital Divide e della Buona Scuola

Nella vita reale, viene da chiedersi se i tanto soddisfatti della didattica a distanza così piacevole ed efficace, hanno mai pensato alle famiglie con due o tre figli in età scolare.

Tutti da collegare ad un dispositivo, tutti con le video lezioni, i compiti da caricare sulla piattaforma di turno,  mentre in casa i genitori lavorano in ‘smart working’ … e la connessione è satura e Skype salta e ognuno è chiuso in una stanza (anche il bagno va bene) per cercare di sentire e parlare senza il sottofondo del fratellino che canta e del papà al telefono.

Genitori e figli alla prova del tecnologicamente connessi in un Paese dove in media la connessione a 30 Mbit/s raggiunge poco più della metà delle abitazioni (58%) e la fibra a 100Mbit/s non copre nemmeno il 10% del territorio (dati INVITALIA https://bandaultralarga.italia.it/dashboard/)

Copertura Fibra Strategia BUL dati INVITALIA https://bandaultralarga.italia.it/dashboard/

Copertura Fibra Strategia BUL

Strategia BUL

Eppure la necessità di una rete di connessione affidabile ed adeguata su scala nazionale non è cosa nuova, nè una forzatura portata dal COVID.

Nel 2016 la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel documento di presentazione della ‘Strategia italiana per la banda ultralarga’ dichiarava: “Considerando il problema del digital divide di base come un problema risolto in tutta Europa, il piano 5 strategico per la banda ultralarga si pone l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 la copertura fino all’85% della popolazione con una connettività ad almeno 100 Mbps, che è l’unica a poter essere definita ultra fast broadband nell’accezione dell’Agenda Digitale Europea (di seguito banda ultralarga o ultrabroadband).

Possiamo affermare la stessa cosa per la DaD.

La Buona Scuola

La Buona Scuola prevedeva un investimento di 325 milioni di euro per la formazione in servizio degli insegnanti, obbligatoria e permanente. A queste risorse si aggiungono gli 1,1 miliardi della Carta del docente, per un totale di 1,4 miliardi, stanziati nel periodo 2016/2019 per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale del corpo insegnante.

Eppure quanti docenti erano realmente pronti per l’uso degli strumenti tecnologici? Quanti di loro hanno utilizzato i soldi della Card per comprare strumenti idonei per la DaD come computer o tablet?

La seconda legge della dinamica

E adesso? L’esperienza insegna che un corpo inizialmente fermo non si mette in moto senza l’intervento di una causa esterna. Questa causa è costituita, in generale, da una forza applicata al corpo in questione.

Consideriamo il Covid, con tutti i contro del caso, come il fattore che ha impresso movimento al sistema DaD.

Conformemente al principio d'inerzia, se a un qualsiasi corpo, fermo su una superficie perfettamente liscia e completamente libero di muoversi in tutte le direzioni orizzontali, viene applicata una forza la sua velocità varia.

Quindi, adesso è ora di accelerare!

Attenzione, liberi di muoversi in tutte le direzioni, accelerare con la DaD così come si è iniziato in questo periodo e procedere con inerzia senza alcuna direzione precisa, significherebbe solo sprecare risorse e tempo e vanificare gli sforzi dei nostri ragazzi e i loro sacrifici in quest’anno anomalo.

Sarebbe l'ennesimo galleggiare su una zattera destinata prima o poi alla deriva o peggio ancora allo schianto.

I nostri ragazzi, le famiglie, i docenti, chiedono che dalle Istituzioni arrivino a chiare lettere la meta, il traguardo e gli obiettivi.

Una DaD efficace, coinvolgente, e non solo necessaria, si può raggiungere solo se tutte le parti in gioco, a cominciare dai ragazzi, vengono coinvolte.

La didattica a distanza non potrà mai sostituire la didattica in presenza, ma al massimo la potrà integrare.

La scuola non è solo educazione in quanto sapere, ma anche relazione sociale, creazione di mete e aspettative, passione e scoperta. L’interazione tra docente e ragazzo e tra gli stessi ragazzi è parte fondamentale del percorso di istruzione e non può essere soddisfatta in modalità remota.

Certe materie, dalla musica alla fisica, non potranno mai essere pienamente impartite tramite la DaD.

Laboratori, gruppi di lavoro, concerti, attività sportive e artistiche solo per citarne alcune.

Speriamo che l’ipotesi delle classi suddivise metà in presenza e metà no, sia solo lo strascico di qualche linea di febbre da quarantena e che aspettando settembre si trovi il coraggio di dare risposte concrete ai nostri piccoli grandi navigatori, al futuro del nostro Paese.

Buona maturità e buon esame di terza media a tutti i nostri ragazzi.

3 - Scuola digitale: guida alla digitalizzazione

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